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La rivoluzione delle donne che inventano

 

Di Annamaria Barbato Ricci

 

Quante donne hanno inventato qualcosa? Fino a pochi decenni fa, pochissime, perché non basta Madame Curie (e neanche la prima moglie di Einstein, Mileva Maric, sua compagna di studi, che qualche maligno insinua abbia messo lo zampino persino nella elaborazione della celebrata Teoria della relatività) a pareggiare i conti col numero degli inventori uomini. Se si va a indagare, persino ai giorni nostri, di brevetti intestati alle donne, specie in Italia, ce ne sono pochini.

Carla Delfino e il suo ‘Scappatopo’ vincitore del premio Cartier ‘Women Initiative Awards 2014

Ora un’imprenditrice, Carla Delfino, grazie a un brevetto che sconfigge un eterno problema, ovvero l’infestazione dei topi in campagna e in città, non solo fa una start up di successo, ma sbaraglia quasi duemila candidate che concorrevano per il prestigioso Premio Cartier ‘Women Initiative Awards 2014’. Sei sono state nel mondo le vincitrici, e la ‘nostra’ ha conquistato il primato per l’Europa durante una bella cerimonia a Deauville, nel corso del Women’s Forum for the Economy and Society. Il sistema si chiama, semplicemente, ‘Scappatopo’ e allontana i topi senza ucciderli, rendendo loro invivibile l’area in cui è diffuso, attraverso la diffusione di granuli di mais pretrattati con una segretissima e non tossica miscela di oli essenziali e estratti naturali. Se i topi vengono sterminati attraverso i comuni topicidi, infatti, si sviluppa nei superstiti una resistenza ai veleni e una sorta di reazione inversa, che li fa moltiplicare vertiginosamente, manco fosse un afrodisiaco!

L’imprenditrice che allontanerà i topi dalle città.

Una vittoria di Pirro, insomma; cosa che non avviene con lo ‘Scappatopo’ italiano, che, piuttosto, si comporta come il Pifferaio di Hamelin, allontanando cortei di topi anche dalle città. Non di rado a Roma, ad esempio, nei pressi dei cassonetti, c’imbattiamo in figurette pelose che scorrazzano per le strade. Carla Delfino, origini siracusane ma con azienda romana, deve l’intuizione di questo metodo più che altro alla sua propensione alle sfide: non è una biologa, ma una storica dell’arte, specializzata in arte medioevale e, sul versante imprenditoriale, ha iniziato in un settore fondamentale, ma aperto a pochi eletti: produce sofisticati macchinari per il controllo dell’autenticità della banconote.