Perchè è meglio non uccidere?

1. Perché si possono uccidere  molte specie di animali “non bersaglio”:

  • Il topo avvelenato, è in grado di uccidere rapaci o altri predatori, che se ne nutrono;
  • Uccelli o altri animali selvatici, che si cibano di esche sfuse a base di cereali, muoiono avvelenati;
  • Migliaia di cani, gatti conigli, ed altri animali domestici muoiono ogni anno per avvelenamento accidentale o volontario per aver ingerito topicidi;
  • Le formiche disseminano l’ambiente di porzioni di esche avvelenate, inquinandolo;
  • Animali di allevamento: polli, suini, cavalli etc. muoiono dopo l’ingestionePerché il topo ha sviluppato negli anni una formidabile resistenza al veleno dei topicidi anticoagulanti e può mangiarne dosi elevate senza subire nessuna conseguenza:
  • La colonia, in presenza di una novità nel loro territorio (l’esca avvelenata) la fa testare da un topo sacrificabile e ne osserva le reazioni per giorni. Alla sua morte gli altri topi non mangiano più l’esca avvelenata, informandosi gli uni con gli altri della presenza del topicida;
  • Recenti studi svolti in Germania ed in Inghilterra sulla sequenza del DNA, hanno evidenziato che oltre il 90% dei topi esaminati (Mus musculus domesticus), hanno sviluppato una resistenza genetica agli anticoagulanti/topicidi che si trasmette per via ereditaria. Per questi topi le esche di quella tipologia sono diventate inefficaci;
  • Il topo (Mus musculus domesticus), possiede un grado naturale di resistenza agli anticoagulanti/topicidi, che su di lui sono meno efficaci che su altre specie di roditori;
  • Anche se il topo passa buona parte della giornata a leccarsi il pelo, le polveri velenose o sterilizzanti, cosparse sul suo cammino per essere ingurgitate durante la pulizia quotidiana, nonostante siano inodori, vengono neutralizzate ricoprendole con terra raspata.La resistenza acquisita viene trasmessa immediatamente ai figli, che la acquisiscono anche in una sola generazione.

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2. Perché uccidendoli rischiamo di farne nascere molti di più e di accrescere la popolazione dei topi per il noto fenomeno della ripopolazione per ripianare le perdite.
Più ne uccidiamo, più ne nascono
!

  • Alcune ricerche, in alcune città italiane, hanno evidenziato la sorprendente velocità di recupero della popolazione dopo una massiccia derattizzazione (entro 9/12 mesi la popolazione dei topi si è reintegrata nel numero);
  • Alla morte per avvelenamento di un individuo della colonia, si avvia immediatamente un processo di riproduzione “straordinario” per reintegrare il topo ucciso che dà vita a decine di individui, che altrimenti non sarebbero nati;
  • Le femmine in calore (che dura circa 6 ore) consumano fino a 500 rapporti con quasi tutti i maschi della colonia. Lo fanno soprattutto per evitare che i maschi adulti, possano uccidere i piccoli appena nati. Essendosi accoppiati con la madre, non sanno se i figli sono loro o no e nel dubbio non li uccidono;
  • La riproduzione normale di una femmina di topo (Mus musculus domesticus), che vive circa 2 anni è di circa 35 figli l’anno, ma in condizioni “straordinarie” il numero può facilmente arrivare a 80/100 individui l’anno;
  • Una sola coppia di topi, ed i loro figli possono dar vita a 15.000 topi.
  • Le femmine, se necessario, sono in grado di accoppiarsi nuovamente subito dopo aver dato alla luce i piccoli (Estro post partum).

3. Perché i topicidi possono rappresentare un grave rischio per gli esseri umani, soprattutto per i bambini, in quanto spesso hanno colori, forme e odori molto attraenti.

  • Migliaia di bambini piccoli finiscono al Pronto soccorso per aver ingerito o maneggiato veleno per topi, secondo la segnalazione del Centro Antiveleni di Milano, (in Italia nel 2012, ci sono stati 1.453 casi di intossicazioni acute dovute ad incidenti per uso di disinfestanti. Gli incidenti sono accaduti in più di 1/4 dei casi (27%) a dei bambini. Ogni anno i casi si sono mantenuti pressoché costanti.
  • In America i dati del NPDS (National Poison Data System ) per il 2014 sono impressionanti, oltre 88.800 casi di avvelenamento da rodenticidi, che hanno coinvolto più di 38.000 bambini da 0-5 anni. Di questi casi 17 sono risultati mortali. 

4. Perché i topicidi espongono l’ambiente ad un grave rischio di contaminazione, mettendo a repentaglio l’intero ecosistema.

  • Il rilascio di carcasse di topi avvelenati rappresenta una seria fonte di inquinamento nell’ambiente urbano, molto di più di quanto lo siano i topi vivi, aggravata dal fatto che l’emorragia interna provocata dal rodenticida, spinge l’animale a gettarsi in acqua per bere, dove muore;
  • Spesso le carcasse dei topi, rintanate in anfratti non facilmente raggiungibili, creano con la loro decomposizione inquinamenti igienici più gravi del loro effetto iniziale;
  • L’impatto ambientale dei topicidi è notevole: passano nelle falde e causano danni agli organismi acquatici, contaminando i sedimenti ed alcuni si comportano da distruttori endocrini (interferiscono con il funzionamento del sistema ormonale di molti organismi viventi, uomo compreso).
  • I Topicidi che contengono principi attivi velenosi che superano lo 0,003% sono stati classificati dal nuovo regolamento CLP europeo, tossici per la riproduzione umana e dal 01/03/2018 dovranno essere segnalati da speciali icone di pericolo sulla confezione.
  • La Commissione Europea per tutelare la salute pubblica ha stabilito che le esche tossiche per la riproduzione umana (con principi attivi velenosi che superano 0,005%)dal 01/03/2018 potranno essere vendute solamente ai professionisti e saranno vietate per la vendita al pubblico. Inoltre il trattamento di derattizzazione a base di topicidi, anche da parte dei professionisti non potrà superare i 35 giorni (EU RMM report 2014).

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