L’antenato comune a tutti i mammiferi (ritratto nel disegno), quindi anche agli  uomini e ai topi è un piccolo animale, poco appariscente che circa 65 milioni di anni fa, durante il Cretaceo-Paleogene girovagava sul pianeta.

L’età dei dinosauri si era appena conclusa, a causa del probabile devastante impatto di alcuni meteoriti con la terra, che aveva creato una cortina di polvere e nuvole, tanto spessa da ricoprire l’intero pianeta ed impedire il passaggio dei raggi del sole.

Questo scenario di inverno nucleare, si protrasse per molto tempo, distruggendo oltre il 70% di tutte le specie allora esistenti, fra cui gran parte delle piante ed i giganteschi erbivori che ne se cibavano.

Le piante che sopravvissero, divennero più legnose per sopportare i rigori del clima ed i piccoli erbivori dovettero inventarsi uno strumento in grado di attaccarle, per accedere alle sostanze nutritive: quattro denti prodigiosi, capaci di rigenerarsi ad una velocità eccezionale.

Gli antenati dei roditori sopravvissero grazie alle loro dimensioni ridotte ed al fatto che si alimentavano di semi e radici. Quando finalmente le nubi si fugarono ed il sole ritornò a splendere, i semi, rimasti inattivi per migliaia di anni sul terreno, germogliarono e la vita come noi la conosciamo ricominciò.

In assenza di competizione con i dinosauri, i mammiferi furono in grado di diventare il gruppo di animali dominanti del piante e si differenziarono in moltissime specie.

All’inizio del Neolitico, circa 10 mila anni fa, i progenitori del topo domestico si affacciarono nel subcontinente indiano, nelle steppe dell’odierno Pakistan. Il loro stretto legame di commensalità con gli uomini, ebbe inizio, però solo dopo la formazione delle prime comunità agricole.
Attorno al 4.000 a.C. i topi (Mus domesticus e musculus) giunsero nell’allora Europa occidentale, migrando sui carri degli uomini che provenivano dall’Asia centrale. Ben presto si diffusero in modo sorprendente in tutto il pianeta, (il nome Mus, usato sia dai Greci che dai Romani, deriva da una parola sanscrita, Mush, che vuol dire “rubare”).