La paura persistente dei topi si chiama Musofobia (dal Greco Mus, topo). Coloro che ne soffrono, sperimentano terrore e ripulsione dinanzi a ratti e topi, ma anche, spesso, in presenza di tutti i roditori. La paura può essere scatenata persino vedendo una foto o un’immagine in televisione.

I sintomi includono: estrema ansietà, terrore associato a manifestazioni di panico (mancanza di respiro, respiro affannoso, battito cardiaco irregolare, sudorazione, nausea, incapacità di articolare frasi di senso compiuto, secchezza delle fauci, tremori diffusi).

La Musofobia è causata da un meccanismo protettivo dell’inconscio, che si è attivato durante una precedente, anche rimossa, esperienza traumatica avuta con dei topi.

La paura esagerata dei topi è stata tradizionalmente attribuita come stereotipo alle donne, in realtà la musofobia è sempre stata sentita da entrambi i sessi. Franz Kafka era terrorizzato dai topi, lo scrisse nel 1917: «È purissimo terrore quello che sento, ed esplorarne le origini è un lavoro da psicanalisti».

Una credenza piuttosto diffusa sostiene che gli elefanti temano i topi, e lo riferisce anche Plinio il Vecchio nelle Naturales Historia.

Una statistica realizzata negli USA radiografa questa paura: il 73% delle persone intervistate pone fra le prime cinque paure che le attanagliano l’ipotesi, molto improbabile, di essere aggredite da un ratto sgusciato dalla tazza del water sulla quale si è seduti.

L’interpretazione della figura del topo come simbolo sessuale si è protratta fino ai giorni nostri, nei dialetti di moltissime lingue sono ancora presenti numerosi termini riferiti ai topi e aventi una connotazione sessuale (“topa”,“zoccola”, “rattoso”…).

In questi casi più che alla fertilità l’immagine sembra richiamarsi  ad un’idea tenebrosa e sotterranea del sesso, una paura di essere afferrati da qualcosa di viscido e di corrotto.

I topi ridestano paure ancestrali. Il particolare aspetto di questi animali, allo stesso tempo tubolare ed ovoidale, coperto di peli, untuoso e scuro, rimanda a connotazioni sessuali.  Freud ha scritto pagine memorabili a tal proposito.

Ma è ancora Freud a illustrarci un’ulteriore interpretazione della figura del topolino, quella di un essere amabile indifeso, che richiama un bambino o la persona amata.